PICKSTAIR

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PICKSTAIR

Progetto di GIORGIO VIALI - 2026

OMAGGIO a ROBERT BRESSON e al film PICKPOCKET 1959

Progetto Visivo Ibrido Urbano.

Stile: BioRealismo, BioFania, Urbana, Sociale

PickPocket è un film del 1959 diretto da Robert Bresson In italiano: Diario di un ladro

Nel film il protagonista sale e scende circa 80 volte le scale. Si parte da questo spunto per un Progetto Visivo.

Parole Chiave: Scale, 80 volte, Salire Scendere

Pickpocket Regia: Robert Bresson Attori: Martin Lasalle - Michel, Marika Green - Jeanne

Da un'intervista a Marika Green:

Robert Bresson non ha mai lasciato solo il protagonista per un momento. Tutti i suoi gesti, i suoi movimenti sono stati scrutati! Tanto che le riprese si sono dovute fermare per 15 giorni a causa di una sua caduta in depressione. Le scene in cui saliva e scendeva le scale ammontavano circa a 80! Cosa cercava Bresson? La perfezione, ovviamente.

La preparazione è stata molto accurata.

Ogni movimento, ogni spostamento è stato calcolato al centimetro così come i dialoghi. È stato facile per me perché era conseguente alla nostra preparazione più letteraria e perché la danza mi aveva preparato a memorizzare ogni movimento. Ero giovane e malleabile.

Marika Green è una modella e attrice svedese naturalizzata francese. È nata in Svezia, da madre francese e padre svedese. Ha lasciato la Svezia per la Francia nel 1953. Ha interpretato il ruolo femminile principale (Jeanne) in Pickpocket di Robert Bresson all'età di 16 anni.

Titolo: PICKSTAIR

Progetto di GIORGIO VIALI - 2026

OMAGGIO a ROBERT BRESSON e al film PICKPOCKET

Progetto Visivo Ibrido Urbano in vista della Mostra del Cinema di Venezia 2026

WWW.BIOFANIA.COM

BIOREALISMO

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BIOREALISMO

di GIORGIO VIALI - 2026

Il BIOREALISMO rappresenta una nuova tendenza estetica emersa a partire dal 2025, che si manifesta attraverso la fotografia, il cinema e i social media. Questa corrente si caratterizza per la ricerca di un sistema estetico strettamente ancorato al reale (BIOREALE), privilegiando ambienti grezzi, vuoti e anonimi, con uno stile diretto e minimale. Le inquadrature sono spesso semplici, con primi piani stretti e un andamento monotono, privo di emozioni evidenti, creando così un senso di autenticità e immediatezza.

Il BIOREALISMO si richiama al Neorealismo italiano come risposta alle sfide dell’incertezza globale, della precarietà avanzata, dell’isolamento emotivo e di un’interazione sempre più artificiale. La sua volontà è di rappresentare il mondo e le persone senza abbellimenti o artifici, puntando sulla verità dello scenario e delle condizioni umane.

Il movimento si ispira al movimento cinematografico Dogma 95 di Lars von Trier, adottando principi di semplicità e autenticità nella narrazione visiva. Tra i riferimenti principali di questa tendenza figurano registi e artisti come Robert Bresson, Lars von Trier e Pier Paolo Pasolini, che hanno contribuito a definire un’estetica sobria, rigorosa e profondamente realista.

Un esempio di biorealista è Giorgio Viali, regista e fotografo che ha sviluppato una poetica visiva in linea con questi principi, privilegiando l’uso di ambienti grezzi e uno stile diretto per esplorare le sfumature della condizione umana in tempi di crisi e isolamento. All’interno di un sistema di produzione visiva organica e sociale, questa tendenza si sviluppa con la convinzione dell’importanza dell’interazione estetica e sociale nel processo produttivo delle immagini. Sono in progress dell'autore dei Progetti fotografici e video dal titolo: BIOFANIA.

BIOFANIA

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BIOFANIA

PROGETTO DI GIORGIO VIALI - 2026

INTERAZIONI VISIVE MEDIATICHE URBANE

SPUNTO:

Naturalmente non c'erano soldi per i costumi. Quei pochi che c'erano se ne andarono giustamente per i vestiti di Silvana Mangano, che Danilo Donati scelse da Capucci. Per Emilia non c'era una lira. Pier Paolo Pasolini era il mio costumista e voleva assolutamente un golfettino nero ormai completamente fuori moda, un po' campagnuolo e di poche lire. Finalmente lo trovammo da una merciaia ai Castelli e fu un giorno di festa.

Racconto di LAURA BETTI relativo al film TEOREMA di Pier Paolo Pasolini

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 1968

PROGETTO

BREVI VIDEO E FOTOGRAFIE della RICERCA di un GOLFETTINO NERO. Con una ATTRICE o MODELLA come PROTAGONISTA.

RIPRESE E FOTOGRAFIE DI SCENA E FOTO DI BACKSTAGE

INSTAGRAM: @FOTOSERVIZIO

SITO WEB: WWW.BIOFANIA.COM

FEBBRAIO - MARZO - APRILE 2026

VENETO - PROGETTI IN CORSO 2026 - CASTING

DI GIORGIO VIALI

CINEMA FOTOGRAFIA CASTING VICENZA PADOVA VERONA TREVISO VENETO

BIOFANIA

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BIOFANIA

PROGETTO DI GIORGIO VIALI - 2026

INTERAZIONI VISIVE MEDIATICHE URBANE

SPUNTO:

Naturalmente non c'erano soldi per i costumi. Quei pochi che c'erano se ne andarono giustamente per i vestiti di Silvana Mangano, che Danilo Donati scelse da Capucci. Per Emilia non c'era una lira. Pier Paolo Pasolini era il mio costumista e voleva assolutamente un golfettino nero ormai completamente fuori moda, un po' campagnuolo e di poche lire. Finalmente lo trovammo da una merciaia ai Castelli e fu un giorno di festa.

Racconto di LAURA BETTI relativo al film TEOREMA di Pier Paolo Pasolini

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 1968

PROGETTO

BREVI VIDEO E FOTOGRAFIE della RICERCA di un GOLFETTINO NERO. Con una ATTRICE o MODELLA come PROTAGONISTA.

RIPRESE E FOTOGRAFIE DI SCENA E FOTO DI BACKSTAGE

INSTAGRAM: @FOTOSERVIZIO

SITO WEB: WWW.BIOFANIA.COM

FEBBRAIO - MARZO - APRILE 2026

VENETO - PROGETTI IN CORSO 2026 - CASTING

DI GIORGIO VIALI

CINEMA FOTOGRAFIA CASTING VICENZA PADOVA VERONA TREVISO VENETO

BIOREALISMO

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BIOREALIMO

GIORGIO VIALI

Il BioRealismo, come corrente artistica, si manifesta in diverse forme espressive - cinema, fotografia, performance urbane - e si configura come un potente strumento di rappresentazione della realtà. Piuttosto che limitarsi a riprodurre l'apparenza, il BioRealismo si spinge oltre, scavando nelle profondità dell'esperienza umana per restituire una visione autentica e spietata del mondo che ci circonda. È un movimento che rifiuta l'edulcorazione e l'idealizzazione, preferendo abbracciare la complessità e la contraddittorietà della vita.

Nel cinema, il BioRealismo si traduce in una narrazione priva di orpelli, che predilige la sobrietà e il minimalismo. La sceneggiatura si concentra su dialoghi realistici e situazioni credibili, mentre la regia evita effetti speciali e artifici, privilegiando invece un approccio documentaristico. La fotografia si fa cruda e spontanea, catturando la luce naturale e le imperfezioni del reale. I protagonisti sono spesso persone comuni, con le loro debolezze e fragilità, immerse in contesti urbani o naturali che riflettono la loro condizione. Il BioRealismo cinematografico non ha paura di affrontare temi scomodi e controversi, come la povertà, la solitudine, la malattia, l'ingiustizia sociale, e lo fa con un linguaggio diretto e senza compromessi.

Nella fotografia, il BioRealismo si manifesta attraverso immagini che catturano l'essenza della realtà, senza manipolazioni o ritocchi. I fotografi biorealisti si concentrano sulla documentazione della vita quotidiana, immortalando momenti di autenticità e spontaneità. Ritratti sinceri, paesaggi naturali incontaminati, scene di vita urbana brulicanti di attività: tutto viene catturato con occhio attento e sensibile, alla ricerca della verità nascosta dietro l'apparenza. La fotografia biorealista non cerca la bellezza convenzionale, ma la verità, anche quando questa si presenta in forme crude e imperfette.

Nelle pratiche performative urbane, il BioRealismo si esprime attraverso performance che si svolgono in spazi pubblici, spesso inaspettati e non convenzionali. Gli artisti biorealisti utilizzano il corpo come strumento di espressione, esplorando temi sociali, politici ed esistenziali con un linguaggio diretto e provocatorio. Le performance possono coinvolgere il pubblico, invitandolo a riflettere sulla realtà che lo circonda e a confrontarsi con le proprie emozioni. L'obiettivo è quello di rompere le barriere tra arte e vita, creando un'esperienza immersiva e coinvolgente che metta in discussione le convenzioni e stimoli la riflessione critica.

In sintesi, il BioRealismo si configura come un movimento artistico che si oppone alla superficialità e all'artificiosità, proponendo una visione del mondo autentica e senza filtri. Attraverso il cinema, la fotografia e le performance urbane, il BioRealismo ci invita a guardare la realtà con occhi nuovi, a confrontarci con le nostre paure e debolezze, e a riscoprire la bellezza e la complessità della vita. È un invito a vivere pienamente, accettando la verità e abbracciando la vulnerabilità umana.


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BIOFANIA

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BIOFANIA

DI GIORGIO VIALI 2026

PROGETTI DI CINEMA E FOTOGRAFIA 2026

MAIL: GIORGIOVIALI@GMAIL.COM

L'OBIETTIVO E' DI REALIZZARE, PRENDENDO SPUNTO DA PICCOLI EPISODI, FRAMMENTI BIOFANICI VISIVI, CINEMA O FOTOGRAFIA

FRAMMENTI BIOFANICI VISIVI

Ecco come si intrecciano la Mostra del Cinema di Venezia, Vitaliano Trevisan, Goffredo Parise, Guido Piovene, Teorema di Pier Paolo Pasolini con Laura Betti e Silvana Mangano e i miei Progetti 2026. Vicenza, Padova, Venezia, Roma

Vitaliano Trevisan mi ha condotto per mano da Goffredo Parise e Guido Piovene. Guido Piovene è stato, negli anni, prima critico cinematografico e poi Presidente della Giuria della Mostra del Cinema di Venezia. Presidente di Giuria della Mostra del Cinema di Venezia nel 1968. In quell'anno di contestazione alla Mostra del Cinema venne proiettato il film Teorema di Pier Paolo Pasolini. Con Silvana Mangano e Laura Betti.

WWW.BIOFANIA.COM

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BIOFANIA 2026

Emilia Teorema: Buongiorno, Paolo. Recentemente ho letto di un progetto chiamato BioFania, ideato da Giorgio Viali per Vicenza nel 2026. Mi ha colpito molto il suo nome e il modo in cui sembra unire elementi biologici e visivi in un contesto di precarietà e transitorietà. Tu che sei critico cinematografico e di filosofia dei media, come interpretaresti questo neologismo? Potrebbe avere qualche legame con le riflessioni filosofiche di Paul B. Preciado sul corpo come ambito di sperimentazione sociale e politica?

Paolo Biannero: Buongiorno, Emilia. È un tema affascinante, e il termine BioFania si presta a molteplici interpretazioni. La fusione di "bio" e "fania" evoca un’immagine di manifestazione effimera e sacra, un’apparizione che si manifesta nel fluire instabile della vita e dei media. Ricollegandomi a Preciado, che vede il corpo come spazio di lotta, di sperimentazione e di costruzione identitaria, potremmo interpretare BioFania come un progetto artistico che riflette questa idea di corporeità come campo di sfida, di rivelazione e di trasformazione sociale.

Emilia: Quindi, potresti dire che BioFania, in qualche modo, si inserisce nella linea di pensiero di Preciado, considerando il corpo come un medium di comunicazione e di resistenza? La sua idea di sperimentazione sociale e politica si potrebbe applicare anche a un progetto artistico che utilizza media diversi, come suggerisce il contesto di questo progetto?

Paolo: Assolutamente. Preciado sottolinea che il corpo non è solo un'entità biologica, ma anche un dispositivo culturale e politico. In questo senso, BioFania, con la sua natura di arte ibrida e transitoria, potrebbe essere visto come una forma di "corpo mediale", un’esperienza sensoriale e visiva che sfida le stabilità di senso e invita a riflettere sulla fragilità e la sacralità del corpo e dell’espressione artistica contemporanea. La precarietà e l’instabilità di questa manifestazione visiva richiamano proprio la condizione di incertezza e di trasformazione che Preciado attribuisce alla corporeità come spazio di lotta.

Emilia: Interessante. Quindi, possiamo considerare BioFania come un modo di esplorare non solo la fragilità biologica, ma anche quella mediatica e sociale, in un contesto di transizione? La stessa "fania" come apparizione effimera, potrebbe rappresentare anche le manifestazioni di identità che si affermano e si dissolvono nel flusso dei media contemporanei?

Paolo: Esattamente. La "fania" come manifestazione temporanea richiama l’idea di un’epifania, di un’apparizione che rivela qualcosa di più profondo, ma che allo stesso tempo si dissolve nel tempo. In questa ottica, BioFania diventa una metafora della condizione umana e mediatica, in cui le identità, le narrazioni e le stesse verità sono sempre in divenire, precarie, e soggette a continui processi di sperimentazione e negoziazione. Un po’ come ci suggerisce Preciado, il corpo e i media sono strumenti di resistenza e di trasformazione sociale, e il progetto BioFania potrebbe essere una forma artistica di questa lotta.

Emilia: Quindi, in conclusione, potremmo dire che BioFania è un tentativo di catturare e rappresentare questa instabilità, questa sacralità effimera, attraverso un linguaggio visivo e mediatico che si presta a molteplici interpretazioni? E che, in qualche modo, si inserisce in un discorso più ampio sulla politica del corpo e dei media contemporanei?

Paolo: Esattamente, Emilia. È un progetto che riflette l’attuale condizione di transizione, di precarietà, e che invita a una riflessione profonda sulla nostra relazione con il corpo, i media, e il tempo presente. Ricorda molto le riflessioni di Preciado, che vede nel corpo uno spazio di resistenza e di rivelazione, anche attraverso le nuove tecnologie e le pratiche artistiche ibride. BioFania, quindi, si configura come un’opera che, tra sacro e profano, tra visibile e invisibile, ci invita a ripensare la nostra identità in un mondo in costante mutamento.

Emilia: Grazie, Paolo. È stato molto stimolante questo confronto. Mi sembra che BioFania possa diventare un esempio significativo di come l’arte contemporanea possa dialogare con le questioni filosofiche più profonde sulla corporeità, la comunicazione e la politica.

Paolo: Concordo pienamente, Emilia. È un progetto che apre molte porte e che, come dicevi all’inizio, si inserisce in un contesto di sperimentazione e riflessione critica sul nostro tempo.


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GUIDO PIOVENE

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GUIDO PIOVENE

Guido Piovene al Corriere della Sera, dove lavorò da corrispondente estero da Londra e Parigi, curò anche in diverse occasioni la critica cinematografica del quotidiano, per il quale partecipò come inviato alla Mostra del cinema di Venezia.

Nel 1968 Guido Piovene tornò alla Mostra del cinema di Venezia come presidente della giuria della Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Ne Le Furie, dove l’autore si definisce “visionario di cose vere”, le ricostruzioni realistiche si aprono a squarci di autoanalisi metanarrativa; poi, ne Le stelle fredde “Piovene scarnifica, fino a renderlo essenziale, il corpus della fabulazione”.